J’Accuse di venerdì 26 agosto sulle gravi accuse all’ex Presidente Donald Trump. Verità o complotto?

 


J’Accuse di venerdì 26 agosto sulle gravi accuse all’ex Presidente Donald Trump. Verità o complotto?

 


Mentre la magistratura americana indaga sulle gravi accuse mosse al presidente Trump dopo la perquisizione della sua villa in Florida da parte dell’FBI: lo si accusa di essersi impossessato di documenti riservati sulle armi nucleari e di un dossier segreto sul Presidente Macron...ecc, noi di J’Accuse ci domandiamo se non sia questa stessa vicenda un modo per distogliere l’attenzione sulla gravità della situazione sia negli Stati Uniti sia sulla scena internazionale. E’ chiaro a tutti che è in corso una restaurazione del regime politico, ben noto con il suo nome inglese “Deep state”. Il termine moderno di “Stato profondo” emerge a partire dalla traduzione letterale del turco derin devlet, con cui in Turchia Bülent Ecevit designava la rete di potere laico-militare, fondata nel 1923 da Mustafa Kemal Atatürk e permanente anche dopo la sua morte, per i decenni successivi.

Negli Stati Uniti, il termine "Deep State" è stato impiegato per indicare "una lega ibrida di elementi governativi in associazione con i poteri forti della finanza e dell’economia, i quali sono capaci di governare il paese senza esserne legittimati tramite un processo politico formale. Così nel contesto della Presidenza Trump le agenzie governative di intelligence, come la CIA e l'FBI, sono state accusate dalla stessa amministrazione Trump di tentare di contrastare i suoi obiettivi politici. E’ ben noto l’articolo Scritto per il New York Times, dall'analista Issandr El Amani che ha messo in guardia contro la "crescente contrapposizione tra un presidente e la sua gerarchia burocratica". I fatti a cui abbiamo assistito due settimane sono una continuazione di quel braccio di ferro tra un presidente che non ha mai depositato le armi e che vuole proseguire sulla strada delle riforme: “America fisrt”.

Dal punto di vista squisitamente statunitense, e non si vuole assolutamente spezzare una freccia a suo favore, è pienamente legittimo. Questa grande idea dal punto di vista Trumpiano non poteva non avere delle conseguenze sugli equilibri interni e su quegli internazionali: il fatto di aver favorito l’economia americana, alzato i dazi, chiesto ai partner d’essere meno assistiti e meno agevolati, gli aveva procurato un aumento dei consensi all’interno del paese profondo, quello dei produttori agricoli, della piccole e medie imprese; per contro, la sua politica protezionistica non è stata ben vista dalle multinazionali e dai governi partner. La stessa sua idea di Nato è totalmente in antitesi con quella dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Trump voleva ridurre la partecipazione del suo paese alle spese di difesa degli europei, stigmatizzando aspramente il fatto che gli americani non possono sempre pagare per gli altri. Mentre sul piano delle guerre mediorientali la sua politica si è contraddistinta da quella dei democratici con il ritiro dall’accordo nucleare con L’Iran e dal riavvicinamento all’Arabia Saudita e ad Israele.

Tutto sommato quest sua New policy, di carattere populista, in materia di difesa e d’economia gli ha procurato l’ira e le critiche dei poteri forti: multinazionali e deep state che sono la stessa cosa. A distanza di due anni, in un contesto internazionale caratterizzato dalla guerra in Ucraina e dalle minacce di un conflitto nucleare, e in prossimità delle elezioni mid term, "qualcuno" in America sta cercando d’incastrare per non dire indebolire il presidente Trump. Strana cosa! E’ ben chiaro la natura dello scontro: si tratta forse di una deriva autoritaria orchestrata per impedire il ritorno di Trump e dei repubblicani alla guida del paese? Saprà Trump difendersi da tutte le accuse? Riuscirà a ribaltare questo vento restauratore che non ammette il dissenso e la tolleranza del diverso?

Ce lo sapremo dire quando gli equilibri nel congresso americano saranno ribaltati a favore dei repubblicani il prossimo autunno.  

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