J’Accuse del 28 febbraio 2024 sullo show della Meloni a Cagliari: la commedia che non fa ridere

 

J’Accuse del 28 febbraio 2024 sullo show della Meloni: la commedia che non fa ridere

Guardate il comizio di Giorgia a Cagliari:

https://youtu.be/WCooMQLUsNM?t=7500

 


il mancato presidente Truzzu

Un altro J’accuse sulla vibrante e amara sconfitta della Meloni in Sardegna, ma questa volta dopo aver guardato il suo ultimo comizio elettorale in Sardegna a favore del suo candidato Truzzu che vi invito a guardare. Certo si capisce bene il "personaggio Meloni" solo dopo averla ascoltata bene. Un personaggio sicuro e sfottente, al limite della decenza e talvolta esuberante di battute mordenti e di riferimenti che infiammano solo chi è arrivato alla platea di Cagliari per battere le mani e magari gridare in senso acclamante il suo nome “Giorgia”. In un primo passaggio che fa da argomento principale del suo discorso, ella focalizza sul cosiddetto “Campo largo”; dice che sono finiti con lei i tempi delle grandi coalizioni per battere le sinistre: causano solo inciuci portando candidati da Roma che non rappresentano gli elettori e la gente nel paese, poi parla d’economia e dice che con lei le famiglie e gli investitori si sentono più sicuri; questa stessa politica ha portato più rispetto e considerazione all’Italia in Europa. Sono quattordici nazioni che stimano e si radunano attorno a Roma… Il riferimento qui è verso quella parte dell’Europa orientale, paesi di Vizegrad, quei populisti e razzisti, tanto antistorici, quanto antieuropei. Insomma la frenesia è al suo culmine, ma la goccia che fa trapelare il vaso della sua commedia ai sardi è quel passaggio sullo spread, quando focalizza sul successo economico del paese: dice chiaramente che le sinistre sperano così come hanno tentato un tempo di rovesciare il governo Berlusconi, di rovesciarla. Qui comincia ad emettere suoni della voce, quasi belando la parola spread abbassando e alzando il suo tono. La platea è ebbra di risate, le luci si accendono e colorano il teatro. Un applauso mescolato al riso dei suoi sostenitori fa vibrare le pareti. Giorgia è strasicura che Truzzu vincerà. La sua fede nei patrioti sardi è certa come quelle idee di famiglia, comunità e patria per cui ella aveva combattuto e una volta giunta al governo del paese abbia svenduto in nome dell’amore per il potere, al costo di far manganellare persino chi protesta per una causa giusta come quella del cessate il fuoco a Gaza e della fine del genocidio del popolo palestinese. In verità, sono questi i principi e i valori che le mancano ( ma come fa ad averle se non ce l'ha! Mostruosità) e mancano al suo campo politico: quei valori fondamentali per la nostra costituzione, e la nostra nazione, scusate paese, direi e in definitiva per le future generazioni che vengono trattati con i guanti e con i calci in culo dalle guardie del suo ordine. 

E' il caso di dire grazie alla Sardegna, grande Sardegna. I sardi hanno capito tutto prima che lei sbarcasse sull’isola: a questa grande isola l’onore d’avere spento la sua fiamma e la sua arroganza politica. Questa commedia dell’arte tinta di machiavellismo e di mancanza di rispetto verso i valori fondamentali della nostra costituzione che lei vuole snaturare con le sue riforme è stata bocciata nelle urne con le matite. Al resto del paese d’imparare la lezione sarda, riprendendosi le istituzioni locali e nazionali dalla morsa delle destre estremiste che oggi sono al governo del paese.

 

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