J’Accuse del martedì 20 gennaio 2026 Coppa d’Africa in Marocco 2026 tra miracoli e veleni

 

J’Accuse del martedì 20 gennaio 2026 coppa d’Africa in Marocco tra miracoli e veleni

 

I selvaggi del Sénégal invadono il campo



Abbiamo assistito per un mese alla migliore coppa d’Africa più bella della sua storia, con stadi magnifici che nemmeno paesi europei hanno, con impianti realizzati ad hoc per l’evento, con un popolo magnifico che ha fatto di tutto per accogliere nelle migliori condizioni tutte le squadre africane senza pregiudizi e senza doppiezze. E’ stato davvero un miracolo dal punto di vista dell’organizzazione e delle infrastrutture predisposte dal paese nord-Africano. Un esempio di come il progresso può coniugarsi con la tradizione, di come la modernità può trasformarsi qualunque paese e aprirle nuovi orizzonti e nuove opportunità. Per quasi un mese abbiamo assistito ad una dura e spietata competizione tra le grandi squadre africane dove talvolta ha prevalso lo spirito sportivo e l’amicizia e Talatra l’astio e le rivalità storiche tra le nazionali partecipanti. Lo sport e il calcio, in particolare, non deve dividere ma unire. Esso non è politica e né tanto meno stregoneria e richiamo degli spiriti maligni, come hanno fatto i senegalesi durante la finale contro il Marocco e lo abbiamo visto in tutte le piattaforme dei social media. Lo sport non quando si perde è accusare l’arbitro di parzialità e di favoreggiamento della nazionale ospitante come hanno asserito i giocatori del Senegal o peggio ancora come hanno fatto i tifosi algerini, strappando le banconote del paese per disprezzo verso il “miracolo organizzativo e calcistico del Marocco”. Abbiamo visto di tutto, allenatori come quello egiziano che si offende alla domanda di un giornalista marocchino nella quale gli ha sottolineato il suo insuccesso nel portare alla finale la sua squadra. La risposta di Hossam Hassan non è stata solo fulminante, accusando il giornalista di mancanza di rispetto verso la più grande squadra dei faraoni, detentrice di sete stelle, ma la sua arroganza ha toccato anche l’intero paese e gli stessi tifosi rei d’essere anti egiziani. Ma come ti permetti ignorante, maleducato e per giunta incapace! Questa immagine riflette l’astio, la mancanza di rispetto e l’invidia che connotano il clima sportivo e culturale vigente nel continente africano: l’ignoranza, il sottosviluppo e la cultura del non rispetto delle regole del gioco sono alla base di questo fango che i nostri avversari e nemici hanno cercato di gettare sul miracolo calcistico e infrastrutturale marocchino. Ciò che ha fatto l’allenatore del Senegal Pape Thiaw, ordinando ai suoi giocatori di lasciare il campo in segno di protesta dopo la concessione del rigore al minuto 95° è stato alla base dei disordini e della confusione che dovevano portare automaticamente l’arbitro alla squalifica d’Ufficio del Senegal e alla vittoria d’Ufficio del Marocco. Non è mai avvenuto nella storia del calcio moderno un caso del genere che farà giurisprudenza presso gli organismi nazionali e internazionali del calcio. I marocchini dovevano reclamare la fine dell’incontro per abbandono del campo dall’arbitro ma non se la sono sentita e hanno pagato un caro prezzo dopo il ritorno della squadra senegalese e la prosecuzione del gioco. Rimane il mistero del mancato rigore da parte di Brahim Diaz. Francamente a me è parso chiaro che la palla è stata ridata ai senegalesi in maniera ingiusta e immeritata. Il rigore, diciamoci la verità, non è stato tirato ma è stata restituita la palla al portiere. Perché lo ha fatto? Questo rimorso lo dovrà perseguitare fino alla tomba perché ha rotto così il cuore di 38 milioni di marocchini. Torniamo ora al daffare: la FIFA come ha affermato oggi il suo presidente Infantino a mezzogiorno ha richiamato la Federazione Africana di Calcio ad adottare sanzioni disciplinari nei confronti dell’allenatore del Senegal per aver aizzato sia i suoi giocatori a lasciare il campo creando quella confusione che inciso dul morale dei giocatori marocchini sia determinando col suo comportamento i gravi disordini culminati fino all’invasione del campo e gli scontri dei tifosi di Dakar contro i vigili e la polizia presente nello stadio. Una situazione gravissima che avrebbe indotto alla sospensione dell’incontro da parte dell’Arbitro congolese Jean-Jacques Ndala, che ha gravemente omesso sia la squalifica del Senegal prima sia l’obbligata sospensione dopo lasciando Diaz tirare quel maledetto rigore. Alla fifa, J’Accuse si appella affinché essa stessa adotti provvedimenti contro il Senegal che parteciperà al prossimo mondiale e chi sa se nuovamente, qualora non si prendessero i dovuti provvedimenti, ci troveremo in situazioni simili con la stessa squadra o con altre che la emuleranno per certo nel caso d’inezia degli organi disciplinari e la continuità d’indulgenze e vuoti normativi. Questa coppa vinta dal Senegal in questa vergognosa maniera, festeggiata per le vie d’Algeri e del Cairo rappresenta l’ennesima sconfitta non solo del calcio ma anche della stessa nazione araba e africana. In tutti i tornei mondiali a volte si danno anche rigori sbagliati, ma non si è mai sentito ciò che hanno fatto i senegalesi a Rabat tra stregoneria, insulti, violenze e proteste immotivate. Mi auguro, infine, che la Federazione africana annulli la vittoria del Senegal e rifaccia giocare la partita in un paese neutrale. Ai sensi dell’art. 148 del Codice di Disciplina che regolamenta il caso d'abbandono del campo di gioco: all’arbitro è affidata anche la facoltà di dichiarare perdente la squadra che si ritira dal campo e più della meta dei giocatori del Senegal si erano di fatto ritirati. Che giustizia sia fatta nei confronti del Marocco. Attendiamo anche con impazienza ciò che dirà la FiFA

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