J’Accuse del venerdì 27 marzo 2026 la bocciatura della riforma sulla giustizia e il declino di Giorgia Meloni
J’Accuse del venerdì 27 marzo 2026 la bocciatura della riforma
sulla giustizia e il declino di Giorgia Meloni
La bocciatura della riforma sulla
giustizia per mano della gente e soprattutto dei giovanissimi italiani,
cosiddetta generazione Z, che hanno non solo espresso un NON netto alle
pesanti modifiche che avrebbe subito la Costituzione Repubblicana nel Referendum
del 20/21 marzo 2026, ma anche il loro sdegno verso un governo delle destre
estremiste arrogante, divisivo e negligente verso i veri problemi del paese.
Quante altre riforme prioritarie avrebbero dovuto fare prima di arrivare a
questa? Basti pensare al corporativismo strisciante che connota il paese: dalle
spiagge in mano ai privati che richiedono, come richiesto dall’U.E una vera liberalizzazione,
ai Taxi, dalle farmacie, Notai, Servizi pubblici locali ecc. L’Italia non aveva
certamente bisogno di affievolire la magistratura, dividendo l’attuale Consiglio
Superiore della medesima in più organi, sottomessi al potere esecutivo come
voleva Giorgia Meloni e la famiglia Berlusconi. Ma le attenzioni di questo governo
dovevano focalizzarsi su ben altri temi e urgenze, sebbene tale riforma era
prevista nel programma elettorale come affermato più volte dalla Meloni. Inoltre
i toni e gli argomenti portati avanti (caso Garlasco, quello della famiglia nel
bosco, dei giudici che hanno bloccato i campi per migranti in Albania…) dal governo
per sostenere il SI alla riforma erano studiati a tavolino e senza un
fondamento giuridico ed etico. Parlavano alle pance dei loro elettori ma non al
loro raziocinio. Così, si è parlato spesso dei giudici come politicizzati,
negligenti e incompetenti, andando fino a definirli, come sciaguratamente
li ha definiti la Bartolozzi, Capo gabinetto del Ministro Nordio, “un plotone d’esecuzione”.
Quest’espressione, per giunta fatta da un ex magistrato, denota il grado d’ignoranza
e d’inciviltà, a cui si è arrivati per far passare una riforma giuridicamente e
politicamente discutibile la cui finalità è la sottomissione della magistratura
al governo delle destre estremiste che avrebbe gettato il paese nel caos
giudiziario e securitario, favorendo mafie e corrotti d’ogni matrice. E’ stato
il ritorno dei giovani al voto e alla partecipazione politica a sconfiggere questa
vergognosa riforma della giustizia, e non solo, ma anche l’insieme dei progetti
di riforma Meloniani passati e futuri e lei ne deve prendere atto. Non bastano
le dimissioni richieste solo dopo questa sconfitta ai suoi ministri e
sottosegretari, ma se lei stessa avesse un minimo di dignità politica si
sarebbe già dimessa. Il fatto di aver pensato di passare una riforma con i
colpi di maggioranza senza doverla nemmeno discutere in parlamento e per giunta
presentandola al paese con le bugie e le accuse ai magistrati, la delegittima
di fronte a quella nazione che lei stessa richiama ogni volta nei suoi comizi.
Ma torniamo all’ultimo monologo fatto davanti al suo cellulare la sera del
lunedì 21, dopo aver appreso la sua bocciatura da parte dei giovani. Meloni ha
scelto un tono che era il suo, quello consueto arrogante e indemoniato; con
voce bassa e abbattuta, si rivolge al paese. Dice che rispetta la volontà degli
italiani, mentre i pappagallini cantano, il loro “bella ciao! In mezzo all’ambiente
bucolico della sua villa”. Finisce il suo sfogo innaturale con un rammarico per
la perdita di un’occasione!” . Quale? Quella che avrebbe sottoposto il paese
alla dittatura dei corrotti e dei criminali, indebolendo i magistrati. L’Alternativa
al governo delle destre estremiste è in questo vento della rivoluzione
culturale ed etica soffiato dai giovani speranzosi di un’Italia che si
risveglia e che in definitiva nessun partito dell’opposizione può avere l’arroganza
di avocare a sé, ma l’umilità di seguire e di rafforzare, aprendo il paese alla
partecipazione e all’impegno politico.
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