J’Accuse del venerdì 27 marzo 2026 la bocciatura della riforma sulla giustizia e il declino di Giorgia Meloni

 

J’Accuse del venerdì 27 marzo 2026 la bocciatura della riforma sulla giustizia e il declino di Giorgia Meloni

 


La Costituzione italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, fu promulgata il 27 dicembre 1947 dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola. Il documento fu firmato da De Nicola, controfirmato dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, dal Presidente dell'Assemblea Costituente Umberto Terracini e dal Guardasigilli Giuseppe Grassi.



La bocciatura della riforma sulla giustizia per mano della gente e soprattutto dei giovanissimi italiani, cosiddetta generazione Z, che hanno non solo espresso un NON netto alle pesanti modifiche che avrebbe subito la Costituzione Repubblicana nel Referendum del 20/21 marzo 2026, ma anche il loro sdegno verso un governo delle destre estremiste arrogante, divisivo e negligente verso i veri problemi del paese. Quante altre riforme prioritarie avrebbero dovuto fare prima di arrivare a questa? Basti pensare al corporativismo strisciante che connota il paese: dalle spiagge in mano ai privati che richiedono, come richiesto dall’U.E una vera liberalizzazione, ai Taxi, dalle farmacie, Notai, Servizi pubblici locali ecc. L’Italia non aveva certamente bisogno di affievolire la magistratura, dividendo l’attuale Consiglio Superiore della medesima in più organi, sottomessi al potere esecutivo come voleva Giorgia Meloni e la famiglia Berlusconi. Ma le attenzioni di questo governo dovevano focalizzarsi su ben altri temi e urgenze, sebbene tale riforma era prevista nel programma elettorale come affermato più volte dalla Meloni. Inoltre i toni e gli argomenti portati avanti (caso Garlasco, quello della famiglia nel bosco, dei giudici che hanno bloccato i campi per migranti in Albania…) dal governo per sostenere il SI alla riforma erano studiati a tavolino e senza un fondamento giuridico ed etico. Parlavano alle pance dei loro elettori ma non al loro raziocinio. Così, si è parlato spesso dei giudici come politicizzati, negligenti e incompetenti, andando fino a definirli, come sciaguratamente li ha definiti la Bartolozzi, Capo gabinetto del Ministro Nordio, “un plotone d’esecuzione”. Quest’espressione, per giunta fatta da un ex magistrato, denota il grado d’ignoranza e d’inciviltà, a cui si è arrivati per far passare una riforma giuridicamente e politicamente discutibile la cui finalità è la sottomissione della magistratura al governo delle destre estremiste che avrebbe gettato il paese nel caos giudiziario e securitario, favorendo mafie e corrotti d’ogni matrice. E’ stato il ritorno dei giovani al voto e alla partecipazione politica a sconfiggere questa vergognosa riforma della giustizia, e non solo, ma anche l’insieme dei progetti di riforma Meloniani passati e futuri e lei ne deve prendere atto. Non bastano le dimissioni richieste solo dopo questa sconfitta ai suoi ministri e sottosegretari, ma se lei stessa avesse un minimo di dignità politica si sarebbe già dimessa. Il fatto di aver pensato di passare una riforma con i colpi di maggioranza senza doverla nemmeno discutere in parlamento e per giunta presentandola al paese con le bugie e le accuse ai magistrati, la delegittima di fronte a quella nazione che lei stessa richiama ogni volta nei suoi comizi. Ma torniamo all’ultimo monologo fatto davanti al suo cellulare la sera del lunedì 21, dopo aver appreso la sua bocciatura da parte dei giovani. Meloni ha scelto un tono che era il suo, quello consueto arrogante e indemoniato; con voce bassa e abbattuta, si rivolge al paese. Dice che rispetta la volontà degli italiani, mentre i pappagallini cantano, il loro “bella ciao! In mezzo all’ambiente bucolico della sua villa”. Finisce il suo sfogo innaturale con un rammarico per la perdita di un’occasione!” . Quale? Quella che avrebbe sottoposto il paese alla dittatura dei corrotti e dei criminali, indebolendo i magistrati. L’Alternativa al governo delle destre estremiste è in questo vento della rivoluzione culturale ed etica soffiato dai giovani speranzosi di un’Italia che si risveglia e che in definitiva nessun partito dell’opposizione può avere l’arroganza di avocare a sé, ma l’umilità di seguire e di rafforzare, aprendo il paese alla partecipazione e all’impegno politico.

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