J’Accuse del 3 marzo ’26 la guerra di dominio d’Israele e il
disordine mondiale
Fattoria degli Animali, Geroge Orwell
Quando il criminale di guerra Netanyahu
vi parla di una guerra per l’esistenza d’Israele, egli vi mente subdolamente e
spudoratamente, perché lo stato d’Israele che fu fondato nel1948 è nato grazie ai
terroristi dell’Irgun che prima combatterono contro i colonialisti inglesi
della Palestina e i palestinesi liberi, poi una volta costituito grazie alle
armi giunte da Stalin e dall’Europa occidentale e gli USA hanno avviato i loro
programmi di riarmo che miravano sempre a mantenere la superiorità militare
nell’intera regione medio-orientale. Non a caso gran parte della tecnologia
militare che aveva fatto del loro esercito il primo del Medio-oriente veniva
fornita dagli americani, inglesi e francesi che videro tutti nella fondazione d’Israele
una convenienza strategica e politica, spesso garantita dalla forza delle lobby
ebraiche negli USA, ma anche in un certo modo un indennizzo dovuto, ma pagato
sulla pelle dei palestinesi, di quello che gli ebrei chiamano l’olocausto
subito da parte degli Europei nel secondo conflitto mondiale. Se oggi gli arabi
dovessero fare una riflessione sulla loro storia sin dal 1948 direbbero che le
loro tragedie e la loro stessa miseria deriva dalla costituzione nel cuore
pulsante e nel centro della loro civiltà di un’entità anomala che
manipola il loro destino e condiziona ogni loro sviluppo. Certamente l’idea iniziale prevista dalla
Risoluzione 181 degli Nazioni Unite di sparire la Palestina in due Stati sembra
utopica alla luce degli sviluppi politici e territoriali dello stato ebraico. L’idea
non era solo utopica ma idealistica perché le due comunità non si erano mai
amate e i fondamentalismi andati crescendo nell’una e nell’altra hanno impedito
ogni soluzione pacifica di questa grande ingiustizia. L’assassinio di Rabin
da parte di un’estremista ebreo nel 1995 diede avvio in qualche modo all’idea
negazionista che qualunque nascita di uno stato palestinese è vista come il
germe della fine d’Israele, Ma non tutti i palestinesi erano uniti sul
compromesso Arafat-Rabin e quindi la lotta tra le due fazioni è continuata fino
ad oggi, alimentata dall’inerzia e dalla marginalizzazione della questione
palestinese a traverso una politica di assoggettamento dei paesi arabi che Netanyahu
aveva praticato ad arte ora dividendo i medesimi ora uccidendo i loro leader
come è avvenuto con l’avvelenamento di Arafat, Saddam, Gheddafi, Nasrallah e Khamenei…,
la lista è lunga ma il metodo della decapitazione è quello consueto. Ed è un esempio
per chi si ribella alla superiorità e alla centralità dello stato ebraico nella
regione medio-orientale. Leader complici
e sostenitori, eletti con sostegni e fondi ebraici devono lavorare affinché ci
siano sempre le coperture necessarie alla continuità del sistema terroristico
che si fonda sull’obbedienza e che non tollera il dialogo o la ribellione e men
che meno la parità nella dignità umana e politica. Israele esiste grazie a
questo primato, ossia a questa superiorità militare costituita dalla forza
aerea numero uno nel mondo fornita loro dagli americani con tutta l’assistenza
satellitare e tecnica richieste. Ma gli israeliani hanno saputo usare e perfezionare
queste armi e a diversità degli arabi che comprano armi americane solo per accontentare
quest’ultimi e arricchire le loro industrie militari, non hanno né la perizia
né lo spirito guerriero per usarle. L’agio e la ricchezza in cui vivono, si sa,
li hanno portati a rinnegare persino i loro valori tradizionali e la loro
stessa civiltà e religione. Questo fallimento politico e morale si riflette
nelle loro divisioni religiose con i sciiti, i vicini dell’altra sponda dl
Golfo arabo persiano. Per decenni, dalla caduta del corrotto regime dello Shah
d’Iran ad opera di Khomeini nel 1979, tra arabi sunniti e sciiti non si parla,
anzi si guerreggia facendo centinaia di migliaia di vittime, sempre in nome di Allah,
Allah Akbar. Entrambi si contendono la purezza e la discendenza da Mohammad ì,
profeta dell’Islam. Oggi, però alla luce di questa escalation che definisco una
follia scatenata da israeliani e americani di Trump, l’Islam dà l’immagine
peggiore di sé sin dai tempi del nostro profeta. La verità è che gli arabi
sunniti che si sono fatti colonizzare e hanno delegato la loro difesa agli
americani e agli israeliani si devono ricredere. Non sono più quello che
dovrebbero essere, vale a dire un popolo libero e dignitoso amante degli altri
popoli e della giustizia così come i nostri precetti ci chiedono. All’Iran si
chiede di rinunciare alle sue armi perché Israele mantenga la sua superiorità e
la sua deterrenza. Agli iraniani è stato chiesto di ribellarsi al regime degli
Ayatollah e di sottomettersi ad un altro che arriverà sopra i carri israeliani
e americani per favorire quali interessi? Per avviare quale processo di
democratizzazione? Gli iraniani al pari della fattoria degli animali di George Orwell
devono ribellarsi contro chi vuole con l’idea di liberarli, ancorarli ancora
nel caos e in un’altra peggiore dittatura. Abbiamo visto il caos che regna in
tutti i paesi arabi e tutto questo è il risultato di quella dottrina imposta
sin dal 1948 da chi impose con il terrorismo e la diaspora dei palestinesi la
nascita d’Israele. L’Iran oggi rifiuta di sottomettersi a questo disegno
barbaro e imperialista. Questa Resistenza appare a noi come l’ultimo bastione,
l’ultima roccaforte, l’ultima speranza per lottare per un mondo giusto e libero.
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