Amiche ed amici, Il mio Otello, Miskiano
Oggi vi parlo un po' di una storia simile a quella d’Otello
il Shakespeariano. E’ un racconto allegorico, ma struggente perché al pari di
quello dell’omonimo scrittore inglese che focalizza sui sentimenti travolgenti come
la gelosia, la fiducia tradita e il razzismo, dove Il personaggio di Otello ci
dice come le emozioni più oscure possano trasformare un uomo giusto in un
mostro, il mio ne trae spunto e lo attualizza nel complesso e tragico contesto
del nostro paese dove L’Otello mio è un personaggio fragile e vuoto che usa il
potere raggiunto con l’astuzia, gli inganni e le menzogne per depravare una realtà
preziosa e rara che tutto il mondo ci invidia, al fine di ribaltare la sua storia
e riscriverla in modo che venga visto come un salvatore della patria, allorché
egli cela le emozioni più oscure che trasformano una società di uomini giusti
in mostri vili, senza rispetto e valore nel mondo. Mentre il grande Shakespeare
dipinge la gelosia nel suo Otello come una forza corrosiva, capace di accecare
la ragione e di distruggere tutto ciò che di bello esiste in una persona, l’Otello
Miskiano identifica nella malvagità innata del suo Otello, la causa della sua
pericolosità e del male, qualora non venisse fermato a infestare con i suoi
decreti tutto quello che costituiva il bene supremo, la pace sociale, la
giustizia e l’uguaglianza tra i cittadini.
Otello,
Otello..
Sebbene
sei bello!
E
i tuoi occhi sono azzurri
La
Patria ebbra ti osanna
Sotto
la tua spada che scanna
O
Bello dai propositi buzzurri!
Otello,
Otello
Butta
il tuo mantello
Al
vento, al fuoco
Come
ogni tuo proposito
Ora
che sconfitto e schernito
Al
vento, al fuoco…
Otello,
il bello!
Vorresti un piedistallo
Per
avere statura
Ti
vedo e m’indegno
Abbasso
ogni sostegno
E
persino la tua morsura
Il mio Otello, il protagonista, è un angelo del male, con i
capelli biondi e gli occhi azzurri, al servizio della Repubblica, una figura manipolatrice
e tetra per il livello di cinismo e di spregiudicatezza. Nonostante il suo basso
rango, Otello è riuscito a scavalcare le gerarchie fino ad arrivare ai vertici,
usando ora l’astuzia, ora la tattica che consiste nel creare e pericoli nemici
fasulli e immaginari al fine d’impaurire la gente e avere in cambio di vaghe
promesse di sicurezza e di miglioramento del loro stato economico e sociale, il
consenso necessario per mantenere la sua morsa e il potere. Si direbbe che la
sua Desdemona sia il popolo amata di un amore egoista e malato che vuole
che sia il riflesso del suo vuoto e delle profonde contraddizioni che egli ha ereditato
e ha sviluppato sin dalla sua infanzia travagliata. Insomma, Povera Desdemona!
Povero popolo! Povera Italia, sempre ingannata e schernita da principi corrotti
e senza scrupoli. Si direbbe che ella ci ha creduto ingenuamente nei suoi
propositi di salvezza e di pregresso sociale e civile, ma a diversità di quella
Shakespeariana, la mia Desdemona ha sette anime come una gatta, quando muore
una, rinasce per via dell’altra. La mia non sarà quella che si innamora
sinceramente del suo Otello, quel generale Moro dal grande valore che subisce proprio
per via della diversità del colore della sua pelle e del suo credo, quel
sentimento di rigetto da parte dell’Alta società veneziana e che alla fine
della trama, proprio per via dell’inganno ordito da Lago, il personaggio
malefico e invidioso, la morte con le mani del suo Otello, colui che l’ha amata
e che a causa della gelosia, quel male corrosivo d’ogni virtù e forza, che non
restituirà mai l’amore oramai perso... Desdemona è il simbolo dell’amore puro e
della lealtà, ma la sua dolcezza e innocenza non sono sufficienti a salvarla
dalla furia di Otello il geloso. Nonostante venga accusata ingiustamente di
tradimento, Desdemona non smette mai di amare Otello, dimostrando una forza
morale straordinaria. Il suo tragico destino è uno degli aspetti più toccanti
dell’opera. Bella storia! Ma il finale shakespeariano si discosta dal mio
finale, al mio Otello (l’angelo dagli occhi di ghiaccio e dal cuore malato). Vi
ho fatto il paragone della gatta, perché essa non muore sotto la furia e le manipolazioni
del suo Otello persecutore e bugiardo. Così, la Desdemona che è nel popolo resiste
all’idea di morire e abbandonare i propri valori e conquiste, proprio grazie al
fatto che un popolo è un’entità dinamica che muta nel tempo sia livello etnico,
culturale e sociale. Il popolo cambia e muta anche il consenso acquisito.
Otello è stato troppo ambizioso e scemo nel pensare che i suoi propositi di
calpestare i valori un grande popoli potevano passare così come una rondine sotto
un cielo azzurro. Guai pensare che le conquiste durano per sempre. Così venne
un giorno e Otello si vide rigettare una delle riforme che avrebbe instaurato
la dittatura. Non furono né gli anziani, né gli adulti ma i giovani, le anime
giovani della nostra nazione che hanno bocciato Otello il dittatore, scoprendo
con i loro sensi e la loro lettura di quello che è avvenuto nel loro paese la
malvagità, appunto la cattiveria estrema che connota questo personaggio
malefico che si ostina ancora a lasciare il potere.
un outsider nella società veneziana a causa delle sue
origini africane, e questo senso di esclusione alimenta la sua insicurezza.
Sebbene inizialmente venga mostrato come un uomo calmo, riflessivo e nobile,
Otello è vulnerabile alla manipolazione di Iago a causa della sua profonda
insicurezza rispetto al suo matrimonio con Desdemona. La gelosia è il tallone
d’Achille di Otello, e lo trasforma da uomo ammirato a un assassino tragico e
disperato.
Desdemona
Desdemona è la moglie di Otello, una giovane donna di
Venezia che si innamora sinceramente del generale. Desdemona è il simbolo
dell’amore puro e della lealtà, ma la sua dolcezza e innocenza non sono
sufficienti a salvarla dalla furia di Otello. Nonostante venga accusata
ingiustamente di tradimento, Desdemona non smette mai di amare Otello,
dimostrando una forza morale straordinaria. Il suo tragico destino è uno degli
aspetti più toccanti dell’opera.
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