J'Accuse del venerdì 7 agosto Il sonno della ragione e le nuove derive della politica tra scacchieri geopolitici e tensioni interne- Meloni e le sue persecuzioni
J'Accuse del venerdì 7 agosto Il sonno della ragione e le nuove derive della politica tra scacchieri geopolitici e tensioni interne- Meloni e le sue persecuzioni
Il delicato equilibrio del Nord Africa si conferma uno dei teatri più complessi della geopolitica contemporanea, dove la storica rivalità tra Marocco e Algeria sul Sahara Occidentale si riflette inevitabilmente sulle dinamiche europee. In questo scenario, la recente postura assunta dal governo italiano riguardo alla gestione della crisi di Ceuta da parte del Marocco ha sollevato profonde discussioni. Le scelte dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni sono state interpretate da diversi osservatori e dalle opposizioni come un posizionamento rigidamente ideologico, percepito come distante dai tradizionali binari del diritto europeo e internazionale, i quali impongono il rispetto delle sovranità statali, la solidarietà tra i paesi membri dell'Unione Europea e la tutela rigorosa dei diritti dei richiedenti asilo.
Le dichiarazioni del Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez hanno evidenziato una grave fessura nella coesione europea: l'Italia è stata accusata di non aver offerto il necessario supporto a Madrid, colpita da una complessa operazione politica e mediatica coordinata dalla sponda nordafricana. La decisione di Roma di sollevare eccezioni sullo status di Ceuta all'interno dello spazio Schengen e la conseguente reintroduzione di restrizioni alla libera circolazione sono state giudicate da molti un passo eccessivo, capace di legittimare indirettamente le rivendicazioni storiche su un territorio amministrato dalla Spagna da secoli. Questo approccio ha alimentato la critica di chi vede nell'azione governativa uno smarrimento del buonsenso diplomatico a favore della propaganda. Come ricordava il pensiero filosofico dinanzi al tramonto della logica:
«Quando la ragione dorme e il mostro ricompare,
la barbarie cammina ed è immensa come il mare.»
Hamid Misk
Questa medesima logica di scontro e polarizzazione sembra riprodursi fedelmente sul palcoscenico della politica interna italiana. L'attivazione della commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione della pandemia ha visto l'audizione dell'ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, chiamato a rispondere sull'istituzione delle zone rosse, l'uso dei DPCM, i dispositivi di protezione e il piano vaccinale. Dal fronte delle opposizioni, l'iniziativa è stata duramente stigmatizzata come uno strumento di pressione politica volto a colpire e delegittimare i leader avversari, piuttosto che a risolvere i problemi reali dei cittadini. Conte stesso ha denunciato l'uso del Parlamento per finalità persecutorie, un metodo che i critici associano a modelli di governance monolitici in cui il dissenso viene istituzionalmente compresso e le decisioni rispondono a logiche di pura arbitrarietà.
In questo clima di frammentazione, anche le dinamiche interne alla maggioranza e alle coalizioni di destra mostrano tensioni profonde, come dimostrano i dibattiti attorno alla figura dell'eurodeputato Roberto Vannacci e alla sua esclusione da determinati assetti coalizionali. Le forze democratiche leggono questi sommovimenti come i sussulti di un sistema che cerca faticosamente di arginare spinte nazionaliste radicali, evocando parallelismi con i fragili equilibri della Repubblica di Weimar, mentre il rischio di una regressione democratica appare visibile e concreto. Di fronte a questo spettro, risuonano i versi ammonitori della poesia civile italiana:
«Vedo i vecchi boia rialzarsi dalle loro tombe,
e l'orrore del passato annerire le colombe.»
Hamid Misk
Sullo sfondo di queste tensioni nazionali, l'Unione Europea appare segnata da un preoccupante immobilismo diplomatico e da una sostanziale subalternità strategica. Tanto a Roma quanto a Parigi, le rivalità interne e le rigidità ideologiche sembrano aver esaurito la presenza di figure capaci di costruire ponti e favorire il dialogo politico, lasciando i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente privi di una mediazione europea autorevole ed efficace. Nonostante lo scenario appaia cupo, la speranza risiede nella capacità di reazione e nella vigilanza delle nuove generazioni, le sole che, ridestandosi dal torpore, potranno ricostruire una coscienza collettiva basata sulla pace, sui diritti e sulla solidarietà internazionale.
Commenti
Posta un commento