J'accuse del mercoledì 2 settembre Il nuovo Caronte d’Italia: droni, riarmo e la svendita della virtù diplomatica
Il nuovo Caronte d’Italia: droni, riarmo e la svendita della virtù diplomatica
Dante incontra Virgilio e Crosetto, il suo consigliere per il riarmo.
Se Niccolò Machiavelli potesse oggi volgere lo sguardo dalle colline di Sant’Andrea in Percussina verso i palazzi del potere romano, verosimilmente intingerebbe la penna nel fiele più puro per descrivere lo stato presente della nostra Repubblica. Colui che aveva teorizzato la "virtù" del Principe come l’arte di dominare la fortuna attraverso l’ingegno, la lungimiranza e l'autonomia dello Stato, si troverebbe dinanzi a uno spettacolo grottesco: un esecutivo che, sotto l'insegna di un sovranismo di facciata, si dimostra invece solerte esecutore di direttive altrui, privo di quella sottile e storica diplomazia che un tempo distingueva l’Italia nel consesso delle nazioni.
Ci troviamo immersi nel paradosso di una guerra continentale che viene narrata come una crociata di liberazione per l'Ucraina, ignorando deliberatamente le profonde piaghe interne di quel paese, dalle diffuse reti corruttive alle frange estremiste che per anni hanno lacerato le popolazioni russofone. Questa presunta opera di salvezza sta costando all'Europa centinaia di miliardi di euro, drenati dalle casse pubbliche per alimentare la gigantesca fornace del riarmo globale. O cortesi lettori e fratelli nella rassegnazione, non si tratta soltanto di una dilapidazione economica, bensì del sacrificio consapevole di quel delicato equilibrio geopolitico che aveva garantito al nostro continente oltre sessant’anni di pace. Nel momento in cui la Germania riarma, seguita da Parigi e da Roma, si firma l'atto di morte della stabilità europea; la storia, per chi ha memoria di due conflitti mondiali, insegna quanto il revanchismo possa annidarsi nel DNA delle potenze centro-europee. Nel frattempo, i piccoli stati dell’Europa orientale si accodano immemori della gratitudine storica un tempo dovuta alla Russia, dimenticandone i torti ma cancellandone anche i meriti salvifici del passato.
In questo teatro dell'assurdo, l'ultimo colpo di genio nostrano porta la firma del Ministro della Difesa Guido Crosetto, il quale ha nominato Mykhailo Fedorov, ex ministro ucraino, quale consulente strategico per l'innovazione bellica e i sistemi d'arma moderni. Una mossa che da Mosca è stata immediatamente bollata come azzardata e ridicola, un insulto alla millenaria tradizione culturale e diplomatica di un Paese antico come il nostro. Un governo che rinuncia all'uso della propria ragione e della propria autonomia per farsi dettare la linea del riarmo da un consigliere straniero non fa che confermare la totale assenza di una visione strategica propria.
Il paese resta silente, inerte di fronte a siffatti abusi e allo scempio della propria dignità. Sembriamo aver smarrito la voce libera e la capacità di opporci a un destino bellicista che ci viene imposto come unica via di salvezza. Se l'Alighieri tornasse tra noi, griderebbe nuovamente i suoi versi immortali contro un'Italia ridotta a merce di scambio nel mercato degli schiavi d'Oltreoceano. In questa discesa verso il conflitto totale, l'ex ministro Fedorov non ricoprirà certo il ruolo del saggio Virgilio pronto a guidarci verso la salvezza della patria, bensì quello del traghettatore delle anime maledette verso il baratro della distruzione. Per citare i versi significativi del terzo canto dell'Inferno:
«Caron dimonio, con occhi di bragia
loro accennando, tutte le raccoglie;»
L’Italia si lascia così traghettare verso i gironi infernali della sofferenza e della guerra permanente, un destino che potremmo ancora evitare soltanto se il popolo decidesse finalmente di svegliarsi dal suo torpore intellettuale, reclamando quella virtù e quella cultura della pace che la nostra storia ci impone di difendere.
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