J’Accuse del 17 febbraio sulle anomalie della nostra Italia tra criminalità, corruzione, giustizialismo e disfatta della democrazia

 

J’Accuse del 17 febbraio sulle anomalie della nostra Italia tra criminalità,  corruzione, giustizialismo e disfatta della democrazia

 



 

La sentenza di assoluzione di Berlusconi ci mette davanti a due impellenti interrogativi: o la nostra giustizia è pazza e quindi dobbiamo assolutamente sanarla? Oppure, in questo paese i farabutti riescono sempre a farla franca, come del resto succede ogni giorno del signore e quindi è prassi consolidata? Del resto non è la prima volta che accade che ci sia questa sensazione di sfiducia e di fallimento del sistema giudiziario. I cavilli giuridici invocati, per quanto siano relativi e relativizzanti, non possono affatto impedire al raggiungimento di una verità giudiziaria. Lo abbiamo visto come il sistema s’inceppa quando si stratta di verità e segreti che delineano aspetti criminali o per lo meno chiaramente illeciti, ogni qualvolta ci si avvicini a toccare quelle sfere e quei personaggi che sono ritenuti intoccabili. La storia repubblicana è ben ingenerosa in questa materia dove l’intreccio tra legale e criminale coinvolge spesso la responsabilità delle sue istituzioni ufficiali e deviate. La stessa trattativa Stato/Mafia rientra in questo filone delle anomalie e dei fallimenti della giustizia. Essa, in parole povere, è vittima di sé stessa, perché non riesce a far trionfare la verità, sia che si tratti di Berlusconi, sia che si tratti ad esempio di Borsellino, di Moro di tutti coloro che attendono risposte e sentenze mai arrivate. Certo se il Cavaliere e i suoi avvocati accusano il sistema giudiziario italiano di inefficienza e d’essere al servizio della “macchina del fango”, in qualche maniera, la sentenza d’assoluzione li dà pienamente ragione, anzi li legittima addirittura a chiedere persino i risarcimenti da coloro che lo hanno diffamato e allo stesso stato italiano per non avere saputo e potuto evitargli il calvario e le ingenti spese legali affrontati in tutti questi lunghissimi anni. La verità ha mille sfaccettature ma le sentenze finali la riducono ad una sola: l’assoluzione, appunto. Le evidenze di fatti interpretati come un grave illecito dalla stampa politicizzata e da chi, in magistratura, oggi dovrebbe dimettersi visti il fallimento conseguito e le accuse di giustizialismo piombati, sono oggi rimosse miracolosamente da un insignificante ma funzionale cavillo giuridico: “un imputato ha diritto a non rispondere alle domande che gli vengono poste; secondo, egli ha la facoltà di non rispondere anche se questo non impedirà che il processo segua il suo corso; terzo anche se decide di parlare, le sue dichiarazioni su fatti che riguardano la responsabilità di altri lo porteranno ad assumere, su quei fatti, il ruolo di testimone, salve le incompatibilità stabilite dalla legge e le relative garanzie. Se l’imputato non viene avvertito di queste tre circostanze, com’è avvenuto, le sue dichiarazioni verranno ritenute inutilizzabili”. Il processo Ruby-ter è sfumato per colpa di queste  gravi omissioni.  Scegliete allora tra verità o cavillo sbandierato? Non è una scelta indolore, ovviamente. Il sistema è troppo raffinato e malleabile per giungere alla verità. Ma, in verità, il problema principale non è certo solo d’ordine giudiziario. Siamo chiaramente di fronte ad una disfatta della cultura democratica e del rispetto dei diritti dei cittadini. Lo vediamo chiaramente nel costume politico che abbiamo adottato, nei valori competitivi e immorali che sono di gran lunga diffusi nella società, in quell’utilizzo dei cavilli, direi mutuando un eufemismo da questa vicenda, per costruire una giustizia degli “impuniti della postmodernità”. La vicenda di Berlusconi è vista come la più grande sconfitta di coloro che l’hanno perseguitato e che invece di mostrare il meglio di sé per ammagliare nel processo della conquista del consenso, si sono dati in maniera fallimentare ad attaccare chi per decenni li ha conteso questo stesso consenso, riuscendo persino ad illustrare la vita pubblica in modo baldanzoso e singolare. L’Italia non merita le classi dirigenti che ha e che sono il riflesso del livello civile, morale e politico che si riassume caricaturalmente in una parola: assoluzione. Laddove l’assoluzione dei colpevoli coincide con il declino morale e politico del nostro paese.

 

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