J’Accuse del venerdì 2026 su Ceuta e Melilia, enclave spagnole che testimoniano ancora oggi le malefatte del colonialismo europeo in Marocco

 

J’Accuse del venerdì 2026 su Ceuta e Melilia, enclave spagnole che testimoniano ancora oggi le malefatte del colonialismo europeo in Marocco






Per capire quello che succede oggi in quelle due città spagnole nel territorio marocchino bisogna risalire alle origini della loro occupazione da parte degli iberici spagnoli e portoghesi, avvenuta alla fine dell’Impero Arabo andaluso, il quale corrispose con il rinascimento europeo e la scoperta delle Americhe nel 1492. Difatti, Ceuta e Melilla entrarono a far parte della Spagna per via di vecchie conquiste del XV e XVI secolo. Mentre Melilla fu presa dalla Spagna nel 1497, Ceuta fu conquistata dal Portogallo nel 1415 e poi passata alla Spagna nel 1668. Il processo di decolonizzazione avviatosi dopo il secondo conflitto mondiale doveva giungere anche alla loro liberazione e il ritorno alla madrepatria, ma l’ostinazione dell’allora dittatore Franco che rifiutava ogni loro restituzione al Marocco, compreso il Sahara Occidentale fino al 1975, sotto occupazione spagnola, ha rappresentato quella spada di Damocle che francesi, spagnoli, americani e europei in generale, hanno avuto finora per schernire, dividere, sfruttare e manipolare il Maghreb, usando una giunta militare che governa l’Algeria per mantenere una tensione permanente tra Rabat e Algeri, paradossalmente molto confacente agli interessi europei nel Sud Mediterraneo, perché proprio la divisione degli Stati arabi è un obiettivo sempre ricercato, in modo diretto o indiretto, per fare sì che l’Europa rimanga la potenza dominante in tutta la regione. Questo discorso e questa analisi non sono mai stati capiti a fondo dalla leadership algerina che sin dal 1975, anno di riannessione, non riconosciuta dall’ONU, da parte del Marocco, aveva sempre operato per distruggere, minare e indebolire Rabat, attraverso il suo sostegno politico, militare e finanziario al Polisario, nonché attraverso un’incessante corsa al riarmo che vede entrambi i due paesi in corsa permanente per modernizzare i loro eserciti rispettivi dottandoli delle armi più sofisticati. Quello che non capiscono questi banditi al governo ad Algeri è che questo contenzioso artifizioso è deleterio per tutto il Maghreb e ne va il destino e il futuro dei suoi popoli. Ora la visita di Sanchez ad Algeri, dopo l’interruzione dei rifornimenti di Gas che essa riceveva attraverso il Gasdotto che attraversava il territorio marocchino e solcava tutto il Mediterraneo, dopo il riavvicinamento di rabat e Madrid, a seguito di una crisi durata tre anni, che ha culminato nel riconoscimento della soluzione proposta dal Marocco al Sahara occidentale, tale è vista come un riavvicinamento di Madrid alla Spagna, alla luce delle crisi energetiche e politiche che hanno investito l’Europa e il mondo intero. Ma le sue ripercussioni sono destabilizzanti, perché offrono una carta ai banditi di Algeri, che li consente di ritornare con i loro slogan e la loro linea anti marocchina. L’ingresso di quasi cinquanta mila marocchini e stranieri d’origine africana nella Enclave di Ceuta non è è un fatto casuale e men che meno una falla nella cintura di sicurezza che la proteggeva, ma è un segnale d’insofferenza delle autorità marocchine verso queste ex potenze coloniali che continuano a destabilizzare la regione con le loro politiche estere poco chiare e faziose. In questo contesto non passa inosservato l’atteggiamento del governo Meloni di Roma: essa accusa la Spagna attraverso la crisi innescata dall’ingresso dei cinquanta mila marocchini a Ceuta, di minacciare la sicurezza delle frontiere dei paesi aderenti al Patto Schengen, riservando il diritto del suo paese di ritirarsi dall’Accordo di libera circolazione, senza rientrare in merito alla questione e alle cause sottolineate che sono profonde e riguardano l’intera regione. Il suo governo rimane l’ultimo in Europa a non aver preso una posizione chiara sulla questione del Sahara occidentale, ma i legami economici e imprenditoriali avviati da Roma con Algeri nei campi energetici, commerciali e industriali non promettono nulla di buono per Rabat. Questo dualismo sul riconoscimento di tale sovranità si riflette anche nelle conflittualità tra stati coloniali e ex coloniali, sconfitti nel secondo conflitto mondiale. L’Italia non ne ha e ha tutta la gelosia e il rancore verso Parigi, Londra o Madrid che ne hanno ancora. Mentre Parigi Macroniana si è detta favorevole alla sovranità del Sahara marocchino, Meloni e la sua Roma sono assolutamente sfavorevoli dati gli interessi avviati con Algeri. Insomma, le guerre intestine non mancano a nessuna parte. Mentre gli europei si dividono ma rimangono uniti, noi in Nord Africa abbiamo da decenni chiuso le frontiere e interrotto ogni comunicazione e ogni cooperazione politica, commerciale ed economica, alla faccia dei nostri popoli, della nostra storia e dei legami culturali, etnici e religiosi che ci accumunano. Vergognatevi o banditi, voi che governate opprimendo le vostre nazioni, impedendole la libertà, la fratellanza e il progresso. Che gli algerini si ribellino contro il governo oppressore di Taboune.

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