J’Accuse del 10/05/2024 Se Rafah fosse l’ultima Roccaforte dei Ribelli palestinesi. La potenza senza clemenza è mera barbarie

 

J’Accuse del 10/05/2024  Se Rafah fosse l’ultima Roccaforte dei Ribelli palestinesi. La potenza senza clemenza è mera barbarie

 



Foto presa Dal web


Se Israele ( e chi ci sta dietro occidentali  e arabi traditori) usassero, per una volta il raziocinio della potenza e concedessero ai palestinesi ribelli il diritto d’esistere, nonostante le contraddizioni e le incombenze di una tale decisione? Sarebbe stato e, in realtà, siamo ancora in tempo per fermare le carneficine e poterlo fare, una saggia decisione. Invece il premier Netanyahu, rimbarbarito e ostinato, assieme, al suo gabinetto di guerra, vogliono finire il lavoro sporco iniziato dopo l’attacco del 7 ottobre scorso. Alla base di questo incaponimento c’è una follia di fondo, ossia l’idea che tutto quello che farà lo stato ebraico e i suoi responsabili attuali, rimarrà impunito. Se ci fosse stata un’altra consapevolezza e vale a dire: un timore da parte di Tel-Aviv che agirebbe da freno, che qualche autorità o paese autorevole avrebbero prima o poi chiesto a quest’ultima di rendicontare i danni e i crimini commessi, il discorso sarebbe stato ben diverso e diversa sarebbe stata la dimensione stessa della rappresaglia israeliana contro Gaza. 

Non è bastato che lo stesso António Guterres, Segretario delle Nazioni Unite che ha gridato il suo sdegno per i massacri commessi a fermare Israele e non è bastata la richiesta della Corte Internazionale dell’Aja a smettere e a garantire la sicurezza dei civili palestinesi indirizzata al governo di Netanyahu a fare il passo indietro ai sionisti, come non sono bastate le proteste in tutto il mondo, sempre represse dai paesi occidentali, contro il genocidio in corso contro i palestinesi a fermare le mani dei carnefici. Come si può allora pretendere che Netanyahu e chi sta con lui arretrino ora e lasciassero vivere coloro che lottano per le loro terra e le loro stesse vite. Questi ribelli sono il germoglio di quella Resistenza al plurale che oramai è onnipresente e diffusa non solo nei paesi arabi ma in tutto il mondo. La forza militare non può rappresentare sempre la risposta e la soluzione ai problemi politici e securitari. In questo modo si sta costruendo un mondo di terrore e di barbarie. La distruzione di Rafah e degli ultimi sacchi della Resistenza palestinese, costituirà un simbolo d’eroismo che alimenterà l’immaginario e le nuove Resistenze che sorgeranno. Non è e non sarà la fine della lotta armata e delle rivendicazioni politiche palestinesi. Le marionette della cosiddetta Autorità palestinese nella Cisgiordania inanimate sono e inanimate rimarranno, perché non rappresentano la causa e il popolo palestinese. Questa guerra ha svelato al mondo il vero volto di quest’ordine mondiale fondato sulle ingiustizie e le prevaricazioni degli israeliani e la totale e incondizionata subalternità delle democrazie occidentali a Tel-Aviv e alle loby ebraiche negli Stati Uniti d'America. Lo ha finalmente capito il presidente Biden, tardi ma meglio che mai. Occorre assolutamente fermare la barbarie della vendetta di Netanyahu.

 

 

 

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