J'Accusee del 27/08/2026 Il prodigioso assalto ai mulini di Ceuta, ovvero il donchisciottismo alla rovescia
J'Accusee del 27/08/2026 Il prodigioso assalto ai mulini di
Ceuta, ovvero il donchisciottismo alla rovescia
Si dà il caso, o miei cortesi lettori, che l’ingegno umano sia incline a fabbricare miraggi laddove non albergano che polvere e calura. Ed è così che, in una memorabile e funesta giornata di fine luglio, un’immensa schiera di moderni cavalieri dall'armatura di speranza — decine di migliaia di anime nate in terra marocchina e africana — ha creduto di scorgere all'orizzonte le torri d’oro e i fiumi di latte e miele di una mitica Anatolia occidentale, l'Europa. Con il cuore gonfio dell'idealizzazione di quel mito — un vero e proprio Donchisciottismo alla rovescia, in cui non si scambiano pacifici greggi di pecore per eserciti minacciosi, bensì una fortezza blindata per l'Eden dei giusti — essi hanno varcato d'un balzo il confine illusorio di Ceuta, quel retaggio coloniale che la Spagna custodisce da secoli sui lidi del Nord Africa.
Ah, quale amara e cavalleresca delusione! Giunti in quella che credevano la corte di re Artù, i fuggiaschi non hanno trovato mense imbandite né locande ospitali. Le strade erano deserte, i negozi sbarrati, i supermercati muti custodi di una ricchezza inaccessibile. Al posto dei paladini protettori dei deboli, a regnare nel cuore delle vie erano bande di giovani teppisti dediti a menare le mani contro gli adolescenti e chiunque capitasse a tiro, seminando il terrore nei cuori di quei disperati.
In quel preciso istante, si è compiuta una scena degna del celebre massacro dei burattini del retablo di Maese Pedro. Ricorderete quando l'ingegnoso idalgo, vedendo i paladini di legno inseguiti dai Mori nella finzione scenica, perse il senno e sguainò la spada abbattendo re, fanti e destrieri di cartone per difendere una finta damigella. Ma qui, sul palcoscenico di Ceuta, la farsa si è ribaltata con tragica ironia: i burattini di carne e ossa, i migranti, sono stati travolti da una furia sconsiderata, mentre i veri burattinai restavano nell'ombra.
Sì, perché l’intera rappresentazione rispondeva a una regia ben orchestrata. Una mossa felina in quel delicatissimo scacchiere geopolitico che oppone il Marocco all’Algeria per il controllo del Sahara Occidentale, un gioco di sponde in cui le nazioni del Nord del Mediterraneo recitano la parte di spettatori ora compiacenti, ora terrorizzati. L’Europa stessa, al pari del nostro Cavaliere dalla Triste Figura, si dimostra drammaticamente incapace di distinguere la realtà dalla finzione: confonde gli esseri umani, depositari di diritti e tutele internazionali, con semplici pedine di legno. Non vuole sapere nulla dei loro destini. E così, in un paradosso squisitamente cervantino, i marocchini si ritrovano a essere stranieri in casa propria, banditi da un’enclave che sorge sulla loro stessa terra ma appartiene alla corona di Spagna.
Le reazioni della politica, da una parte e dall'altra del mare, non hanno peccato certo di moderazione, scadendo nell'iperbole più grottesca. Nella penisola iberica, l'indignazione ha unito gli opposti in un coro unanime di condanna contro la mossa di Rabat. Dalla sinistra radicale di Podemos e Izquierda Unida (confluita in Sumar) fino alla destra patriottica di Vox, passando per il finora moderato PSOE del premier Sánchez, si è levato il grido di battaglia: escludere il Marocco dall'organizzazione dei prossimi Mondiali di calcio del 2030! Le formazioni più estreme, con la medesima foga di chi vuole dare alle fiamme i libri di cavalleria, hanno persino preteso l'immediata interruzione delle relazioni diplomatiche con il regno alawita.
Ma il culmine del dramma satirico si è toccato sul suolo italico. La Premier Giorgia Meloni, vedendo nelle acque di Ceuta l'avanguardia di un'immaginaria "orda barbarica" pronta a invadere il Belpaese, ha reagito con una mossa imperiosa: ha decretato la sospensione del trattato di Schengen e bloccato temporaneamente la libera circolazione con la Spagna. Una reazione talmente esagerata e disumana da far tremare le fondamenta del diritto europeo, della solidarietà comunitaria e dei trattati internazionali. È apparso a molti scandaloso che una guida europea potesse dar fiato a siffatti respiri di chiusura, dimenticando le carte dei diritti universali e la stessa Costituzione italiana, la quale fonda la sua nobiltà sul rispetto della persona e sulla collaborazione mediterranea.
Al termine della farsa, sorge una certezza: questa Europa che i migranti idealizzano tanto non è la nobile e virtuosa principessa delle storie cavalleresche. Essa non è altro che Dulcinea del Toboso nella sua veste reale: una contadina rozza, laida e distratta, del tutto incapace di realizzare i sogni di chi la corteggia da lontano e ancor meno quelli dei propri figli. Una Dulcinea cinica, oggi interamente assorta a finanziare e consumarsi nelle onerose e terribili guerre d'Ucraina e di Palestina, sacrificando la solidarietà umana sull'altare di ideali ben poco nobili e assai terreni.
E così il sipario cala, mentre i mulini a vento continuano a girare le loro pale, indifferenti ai destini di chi vi si infrange contro.
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