J'Accuse del martedì 29/09/2026 La Repubblica delle Poltrone e delle Mance: Il Grande Bluff di una Maggioranza Irresponsabile
La Repubblica delle Poltrone e delle Mance: Il Grande Bluff di una Maggioranza Irresponsabile
ricorrente e storica battuta di Totò, la ritroviamo nel film "gli onorevoli" del 1963
1. La Sesta Sinfonia del Voto: L'eterno miraggio della Legge Elettorale "Perfetta"
Benvenuti al sesto capitolo della saga più appassionante della Repubblica: il restyling dell'abito elettorale. Come da copione, ogni volta che una maggioranza mette mano alle regole del voto, ci viene solennemente giurato che siamo finalmente giunti alla formula matematica perfetta, all’algoritmo democratico definitivo. In realtà, l’unica cosa "definitiva" è il disperato tentativo di sartoria istituzionale per ritagliarsi una legge su misura, utile solo a garantire che l'attuale Governo Meloni possa blindare le poltrone, continuare a occupare scientificamente ogni singola istituzione nazionale ed economica, e garantirsi la permanenza al potere.
La parola d'ordine sbandierata ai quattro venti è, come sempre, "stabilità". Ma nella storia repubblicana questa nobile aspirazione si traduce quasi sempre in un sinonimo meno glorioso: barcamenarsi. Come ricordava il celebre politologo Giovanni Sartori, i sistemi elettorali italiani piegati a ingegnerie maggioritarie forzate non creano stabilità sistemica, ma si limitano a produrre un "pluralismo polarizzato" frammentato e litigioso, dove il governo passa il tempo a galleggiare e a mediare tra i veti dei propri alleati piuttosto che a governare davvero. Non serviva certo l'ennesima riforma elettorale a questa maggioranza, se non per ipotecare in modo negativo il futuro del Paese, riducendo le camere a un comitato d'affari e a un ufficio di collocamento per fedelissimi.
Di fronte a chi giustifica questa occupazione spacciandola per il compimento delle promesse fatte ai cittadini, non si può che ritornare alla fulminea lungimiranza del grande Totò. Nella sua intramontabile satira politica, il Principe della risata svelava il trucco con candore disarmante:
"Prometto, prometto, prometto, così i gonzi, gli imbecilli, i burini e i fessacchiotti mi danno i voti... e noi ci facciamo una bella pappata!".
Mai battuta fu più attuale per ironizzare su chi, dopo aver costruito intere campagne elettorali su blocchi navali, abolizione delle accise e tagli delle tasse, si ritrova oggi a governare con la "faccia del suo sedere", rimangiandosi ogni singola parola e conducendo il Paese a un passo dal baratro economico, mentre si preoccupa solo di riscrivere le regole del gioco per non farsi cacciare.
2. Lo Sforamento del Deficit e la Filosofia delle Mance: Schiavitù Salariale e Voti a Credito
Passando dal teatro delle regole a quello dei conti pubblici, lo scenario non cambia, se non per il fatto che qui si gioca direttamente con le tasche dei cittadini. Il dibattito sulla sessione di bilancio e sul famigerato sforamento del tetto del 3% del PIL svela la vera filosofia economica di questa destra: un liberismo straccione che tutela il grande capitale e bastona il lavoro.
Per comprendere la miopia di questa linea, vale la pena rispolverare i capisaldi dell'economia classica. Jean-Baptiste Say, nel suo celebre Trattato d'economia politica (1803), formulò la nota "Legge degli Sbocchi", secondo cui la produzione crea la propria domanda e il vero motore della ricchezza risiede nell'accumulazione e nell'efficienza del capitale produttivo. Se accostiamo Say alle analisi del teorico liberale David Ricardo sui salari di sussistenza (Principi dell'economia politica e dell'imposta, 1817), emerge chiaramente il paradosso odierno: il capitalismo Meloniano ha preso il peggio di queste dottrine. Si assiste a una totale deregolamentazione a favore delle rendite e delle corporazioni amiche, mentre il lavoratore viene sistematicamente depredato dei propri diritti, schiavizzato da contratti precari e salari reali fermi al secolo scorso.
Il capolavoro del cinismo governativo si compie nella gestione della spesa pubblica. Lo sforamento dei parametri europei non è dettato da una visione strategica di investimenti strutturali su scuola, sanità o sviluppo; serve unicamente a finanziare mance elettorali a scadenza e sussidi di fame. L'obiettivo macroeconomico è meschino: tenere in vita artificialmente il consenso fino alle elezioni generali del 2027 attraverso bonus temporanei e micro-elemosine fiscali.
Questa cinica filosofia del "comprare il voto oggi, lasciando i debiti a domani" merita di essere sonoramente bocciata. È un operato irresponsabile, guidato da una maggioranza miope che preferisce distribuire briciole clientelari piuttosto che restituire dignità al lavoro e stabilità reale ai conti. Un insulto all'intelligenza dei cittadini, perpetrato da chi sta ipotecando il futuro delle prossime generazioni pur di conservare, ancora per un po', il controllo della cassa.
Note Bibliografiche e Fonti
1. Ambito Politologico e Istituzionale
- Sartori, Giovanni. Ingegneria costituzionale comparata. Strutture, incentivi e esiti, Bologna, Il Mulino, 2004 (Edizione originale: Comparative Constitutional Engineering, London, Macmillan, 1994).Nota: Il testo analizza l'impatto dei sistemi elettorali sulle dinamiche dei partiti, approfondendo il concetto di "pluralismo polarizzato" e i rischi di instabilità derivanti da ingegnerie istituzionali forzate o manipolate per fini di contingenza politica.
- De Curtis, Antonio (in arte Totò). Monologo satirico tratto dal patrimonio della commedia e dell'avanspettacolo cinematografico italiano del secondo dopoguerra.Nota: La citazione riprende i tòpoi della classica satira dei caratteri della cinematografia e del teatro di rivista (come nei celebri film Gli onorevoli, regia di Sergio Corbucci, 1963, o Totò e i re di Roma, regia di Steno e Monicelli, 1951), in cui viene parodiato il trasformismo e il populismo della retorica elettorale italiana.
2. Ambito Economico Classico
- Say, Jean-Baptiste. Traité d'économie politique, ou Simple exposition de la manière dont se forment, se distribuent, et se consomment les richesses(Trattato d'economia politica), Parigi, Deterville, 1803 (Trad. it. a cura di svariate edizioni critiche, tra cui UTET, Torino).Nota: L'opera espone la celebre "Legge degli Sbocchi" (o Legge di Say), secondo cui l'offerta crea la propria domanda, focalizzando l'analisi economica sui meccanismi di accumulazione del capitale e sulla produzione a scapito degli interventi distributivi o assistenziali.
- Ricardo, David. On the Principles of Political Economy and Taxation (Sui principi dell'economia politica e della tassazione), Londra, John Murray, 1817 (Trad. it. a cura di P. Sraffa, Opere di David Ricardo, Torino, UTET, 1954).Nota: Il saggio formula la teoria del "salario naturale" o di sussistenza, analizzando i conflitti distributivi tra le classi sociali (proprietari terrieri, capitalisti e lavoratori) e i limiti intrinseci alla crescita dei redditi da lavoro all'interno del sistema economico liberale.
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