J'Accuse del 27 ottobre L’Esegesi del Capro Espiatorio nell'Era del Tardo-Melonismo: Youssef Siher e la Teoria del "Grande Burattinaio" Social

 L’Esegesi del Capro Espiatorio nell'Era del Tardo-Melonismo: Youssef Siher e la Teoria del "Grande Burattinaio" Social

Il presente contributo analizza il corto circuito euristico della narrazione istituzionale italiana in merito ai disordini urbani dell'ottobre scorso. Attraverso il caso del trentenne giornalista freelance Youssef Siher, subitaneamente elevato al rango di "deus ex machina" di una rivolta popolare spontanea, si esamina come il potere politico utilizzi la personalizzazione e la razzizzazione del dissenso per occultare le proprie aporie strutturali. Tra citazioni manzoniane e dogmi kantiani, l'articolo decostruisce il frame emergenziale per ricondurlo alla sua reale matrice: il fallimento economico delle politiche ultra-liberali e l'evasione costituzionale.





Youssef Siher

La storiografia del controllo sociale si arricchisce oggi di un nuovo, avvincente capitolo: la fenomenologia della "mente" digitale. Il palcoscenico mediatico-istituzionale ha trovato il suo indiscusso protagonista in Youssef Siher, trentenne di origini marocchine, giornalista e ricercatore, la cui formidabile bio-bibliografia intellettuale è stata tradotta dal Viminale in un ben più spendibile profilo da spauracchio sociale. Come ha solennemente proclamato dal proprio scranno telematico su X il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Siher vanterebbe una preoccupante vicinanza alla "galassia Pro-Pal" e agli "ambienti antagonisti".
L'ipotesi investigativa che lo dipinge come il grande architetto del cosiddetto "Movimento 17 ottobre" — tramite una pagina Instagram creata, con encomiabile anacronismo logico, dopo l'esaurimento dei disordini — merita un encomio per la sua audacia narrativa. Elevare un algoritmo di Meta a causa efficiente di una sommossa metropolitana permette, con un solo colpo di tweet, di aggirare la prima, ingombrante mandante delle manifestazioni: la realtà materiale. Se il consorzio civile fosse guidato da un'aristocrazia di menti sane e giuste, il malcontento non avrebbe motivo di esistere e la conflittualità sociale rimarrebbe confinata nei manuali di sociologia. Invece, di fronte alle violente asimmetrie del presente, la sociologia del potere ci ricorda che la violenza di piazza, per quanto deprecabile, non è che una reazione molecolare a una violenza molecolare ben più pervasiva. Parliamo dell'alterazione degli equilibri costituzionali tramite la prassi di un governo che introduce riforme sistemiche (in primis la legge elettorale) mediante decretazione d'urgenza e voti di fiducia coartati.
L'attribuzione a Siher di un potere quasi ipnotico, capace di mobilitare le masse subalterne della metropoli meneghina, evoca irresistibilmente le dinamiche della Milano dei Promessi Sposi. Siamo di fronte a un déjà-vu letterario in cui l'assalto manzoniano ai forni viene riproposto in una Milano non più "da bere", bensì da subire, dove l'esibita arroganza delle classi abbienti convive amabilmente con la segregazione dei margini urbani. In questo scenario, l'assetto democratico sembra aver smarrito la propria bussola assiologica. Appare quanto mai urgente rispolverare il dettato dell'Articolo 3 della Costituzione Italiana, il quale, con immutata utopia, recita:
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali." [4]
L'attuale classe dirigente sembra invece aver rimosso quelli che Bettino Craxi definiva "i problemi sul tappeto". Quando le istanze degli esclusi vengono programmaticamente ignorate, la rabbia giovanile si configura come una risposta di pari entità all'abbandono istituzionale. Non si tratta di un'anomalia autoctona: la scintilla, propagatasi dalla Francia — che mantiene salda la sua cattedra storica in materia di palingenesi rivoluzionarie [6] —, ha lambito l'Italia, la Spagna e l'Albania, svelando lo sdegno delle masse popolari contro le politiche macroeconomiche ultra-liberali e fiscalmente regressive di esecutivi a trazione sovranista ed estremista di destra. Compagini governative che, paradossalmente, si rivelano incapaci di governare la complessità, trascinando il continente in avventure belliche per interposto Stato (in Ucraina come in Palestina) e assecondando i desiderata di riarmo imposti dall'amministrazione Trump a esclusivo beneficio dell'industria bellica d'oltreoceano.
In questa cornice di geopolitica orwelliana, la Russia viene eretta a nemico ontologico delle "democrazie" occidentali per giustificare la spesa militare. La tattica è antica quanto il potere: individuare e cristallizzare il Nemico per cementificare il consenso interno. Il caso Siher obbedisce a questo preciso canone propagandistico. Agli occhi dell'ortodossia ministeriale, il peccato originale del giovane attivista risiede nella sua coerente opposizione al genocidio a Gaza, un'ostinazione che contrasta stridentemente con l'operato di un governo impegnato a garantire copertura diplomatica e militare all'esecutivo di Benjamin Netanyahu, la cui condotta è già stata rubricata come crimine di guerra dalla Corte Penale Internazionale.
In conclusione, la strategia della distrazione di massa risplende sopra le nostre teste con la medesima evidenza formale che Immanuel Kant attribuiva alla legge morale nella sua Critica della ragion pratica: "il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me". Tuttavia, nel caso in esame, la legge morale è stata opportunamente sostituita dal calcolo elettorale. Mentre le inchieste della magistratura faranno fatalmente giustizia di accuse grottesche — giacché, come sottolineato dalla difesa, manca qualsiasi nesso causale tra le condotte di Siher e i disordini [10] —, l'operazione culturale resta scoperta nella sua evidenza. Addossare il collasso sociale del Paese a un singolo attivista di seconda generazione non è solo un sintomo di provincialismo razzista; è lo scudo ideale dietro cui nascondere il definitivo fallimento politico ed economico dell'esperimento Meloniano.


Note Bibliografiche
  1. Piantedosi, M. (2026). Dichiarazioni programmatiche in merito alla sicurezza pubblica e ai canali di propaganda antagonista. Comunicato ufficiale tramite piattaforma X (già Twitter), post del 19 ottobre 2026.
  2. Onida, V. (2024). La decretazione d'urgenza e lo svuotamento del ruolo parlamentare nell'Italia contemporanea. Rivista Italiana di Diritto Costituzionale, Vol. 42, pp. 115-132.
  3. Manzoni, A. (1840). I Promessi Sposi. Edizione critica a cura di L. Caretti (1971). Milano: Einaudi. (Cfr. in particolare i capitoli XI e XII sull'assalto al forno delle Grucce e la dinamica psicologica delle folle nella Milano del 1628).
  4. Assemblea Costituente della Repubblica Italiana (1947). Costituzione della Repubblica Italiana, Articolo 3, comma 1.
  5. Craxi, B. (1984). Discorsi parlamentari e interventi sui problemi sul tappeto dello sviluppo economico. Roma: Edizioni Avanti!, p. 89.
  6. Soboul, A. (1962). Précis d'histoire de la Révolution française. Paris: Éditions Sociales.
  7. Chomsky, N. (2025). The Declining Empire and the War Economy: From Trumpism to the European Rearmament. New York: Pantheon Books, pp. 204-218.
  8. Corte Penale Internazionale (CPI) (2024). Ufficio del Procuratore: Richiesta di mandati di arresto nella situazione dello Stato di Palestina. L'Aia, 20 maggio 2024.
  9. Kant, I. (1788). Kritik der praktischen Vernunft (Critica della ragion pratica). Trad. it. di F. Capra (1997). Roma-Bari: Laterza, p. 197.
  10. Foro di Milano (2026). Nota della difesa tecnica nel procedimento penale a carico di Y. Siher per l'ipotesi di reato ex art. 270-bis c.p., Udienza camerale del 23 ottobre 2026.

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